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-PREMESSA-
Il Consorzio
ringrazia l' autrice per la sua preziosa collaborazione,frutto
della sua passione per la ricerca in questo campo
LA
GASTRONOMIA LIGURE 
di Acquaroli
Puppo
Lorenza
La
Liguria ha da sempre un panorama gastronomico che la distacca dal
quadro nazionale .
Infatti
la sua cucina poggia le basi sulla cucina mediterranea con piatti
poveri di grassi, ricchi di fibre vegetali e proteine, molto gustosi
e leggeri.
Gran
parte delle preparazioni gastronomiche liguri sono insaporite dalle
immancabili erbette aromatiche al posto delle costosissime spezie
tipiche degli acerrimi nemici veneziani. Sono un esempio di ricette
tipiche a base di erbette i porpottoin (polpettoni) e le verdue
pinn-e (verdure piene).
In
passato chi voleva gustare qualche leccornia della cucina genovese,
riempirsi la pancia e spendere poco poteva recarsi nella sciamadde o
successivamente nelle friggitorie dove venivano servite la farinata e
le squisite torte di verdure caratterizzate dalla “prescinseua”.
La
farinata è un prodotto inventato dalle truppe romane che occupavano
Genova, quando la farina di frumento era un lusso infornavano una
miscela di farina di ceci e acqua.
Che
la farinata faccia parte dell'immaginario gustativo genovese lo
conferma il fatto che una bella ragazza viene da sempre definita
fainà de orli come precisa in un suo libro Miti Vigliero Launi che
ci racconta anche un altro aneddoto il cui protagonista è il poeta
Lorenzo Stecchetti ( Olindo Guerrini ) 1845-1916 che seduto a un
tavolo di marmo dell'osteria Bedin scrisse direttamente sul marmo il
sonetto “farinata senza Uberti” che venne poi trascritto su un
pezzo di carta spessa, bigia e porosa, la carta in cui si serve la
farinata, appunto.
Un'
altra leggenda sulla nascita della farinata risale al 1284 quando
Genova sconfisse Pisa nella battaglia di Meloria. Al ritorno dalla
battaglia si narra che una nave genovese si trovò coinvolta in una
tempesta ed alcuni barili d'olio e sacchi di farina di ceci si
mischiarono all' acqua salata; a causa della scarsità delle
provviste si cercò di recuperare il possibile e ai marinai fu
servito questo miscuglio che per renderlo più gradevole venne messo
ad asciugare al sole; nacque così una sorta di frittella.
Giunti
a terra i genovesi decisero di perfezionare la ricetta e crearono la
farinata che per scherno agli sconfitti decisero di chiamare Oro di
Pisa.
Nel
xv secolo un decreto emesso da Genova ne disciplinava la produzione e
la chiamò Scribillita.
Altri
decreti furono emessi, decreti che ne imponevano l'impiego di buon
olio d'oliva e la misura del “testo” cioè del tegame.
Nel
centro storico di Voltri più precisamente in via Cerusa nel 1880
nasceva quello che può essere considerato uno dei simboli dell'arte
culinaria voltrese: Ü Veximà.
L'
ambiente marinaro, l'atmosfera della vecchia locanda consentono di
gustare una cena inimitabile a base della famosa sopracitata farinata
che qui si può gustare in molte delle sue varianti.
Un
locale unico nel suo genere e motivo d'orgoglio per tutti noi
voltresi.
Dal
capoluogo ligure dove nacque circa 2000 anni fa fu esportata in tutte
le zone limitrofe.
Oggi
storia antica e tradizione si fondono in questa aurea “focaccia”
per legarci alla cucina ligure fatta inizialmente per i meno abbienti
ma apprezzata e ricercata da tutti i ceti sociali.
In
un libro di Muria del 1972 sono 2 le ricette presenti: farinata
genovese e farinata d'Oneglia. Ma cosa cambia? La classica genovese e
composta da: 300 gr di farina di ceci, olio extra vergine d'oliva,
sale e pepe nero, cotta in un testo di rame, era piatto comune nel
venerdi magro e la sera di capodanno.
La
main d'Oneglia invece è composta da 200gr di farina di ceci, ¾
d'acqua, quattro cipolline, olio, sale e pepe nero.
A
Imperia si utilizza invece la farina di grano.
Altri
cibi fatti sempre con la farina di ceci sono i “coccolli” e la
“panissa”.
La
panissa è una polentina che fatta raffreddare viene tagliata a
strisce e fritta oppure tagliata in dadini e fatta rosolare
nell'olio d'oliva con cipolline novelle e una spolverata di pepe.
Mentre
i coccolli sono una sorta di frittelline cosparse di sale e mangiate
calde.
Questi
come i frisceu si possono trovare di erbette, di baccalà o
stoccafisso a dimostrazione che il merluzzo così conservato è alla
base di una moltitudine di piatti genovesi.
Altra
leccornia tipica più specificatamente del ponente ligure tra cui
spicca Voltri è la “fugassa”, calda, morbida focaccia di
frumento irrorata d'olio e cosparsa di grani di sale nelle fossette
lasciate dalla punta delle dita.
A
quella classica co-o l'euio si è poi aggiunta quella co-a cioula,
con le patate e con la polpa d'olive.
La
focaccia e la tradizione della sua antica preparazione è così
radicata nei genovesi che è diventata un presidio slow food.
La
sua origine è antichissima ed è praticamente impossibile riuscire a
ricrearla fuori dalla Liguria.
(continua)
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